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Domenica, 20 Aprile 2014 22:56:05
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Studente 23enne trovato cadavere nel bagno di casa. La polizia indaga

polizia-bellaUn ragazzo di 23 anni, studente fuorisede a Messina, di Marsala, è stato trovato cadavere nella tarda mattinata di oggi all'interno dell'abitazione in cui risiede in città, in via Caldara Polidoro, una traversa della via Tommaso Cannizzaro. Il corpo dello sfortunato giovane era riverso sul pavimento del bagno. A scoprirlo il proprietario dell'appartamento che aveva preso in affitto con altri studenti, allertato dai familiari che non riuscivano a rintracciare il ragazzo già da ieri. Pare che lo studente, prossimo alla laurea in economia e commercio e con un buon curriculum universitario, fosse rimasto da solo nell'appartamento perchè i coinquilini da qualche giorno erano tornati alle loro case per le vacanze pasquali. Il corpo non presenta ferite o tracce di violenza. Cause naturali, dunque, potrebbero avere determinato la morte del 23enne. Sono comunque in corso indagini da parte della Polizia per stabilire le cause del decesso. Il sostituto procuratore Antonella Fradà ha disposto l’esame medico legale.

 

Ultima modifica il Sabato, 19 Aprile 2014 08:59

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Trasportavano in auto oltre 1 Kg di marijuana. Due arresti per spaccio

droga sequestrataArrestati in flagranza di reato due messinesi, un uomo e una donna, che ieri pomeriggio, alle 17.00 circa, mentre viaggiavano su un’autovettura sono stati fermati dai Carabinieri  e trovati in possesso di un panetto di marijuana da 1,040 Kg e un involucro contenente circa 30 grammi della stessa sostanza stupefacente.

Per Antonino Sciliberto, 43 anni, e Carmela Musarra, 33 anni, già noti alle Forze dell’Ordine, sono scattate le manette per detenzione illecita di sostanza stupefacente. Sciliberto è finito al carcere di Gazzi mentre per la donna sono stati disposti gli arresti domiciliari.  

A seguito della perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rinvenuto anche un bilancino elettronico di precisione, probabilmente utilizzato per il confezionamento delle singole dosi. La sostanza stupefacente, il bilancino e l’autovettura sono stati sequestrati.

Ultima modifica il Venerdì, 18 Aprile 2014 14:45

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Sequestro atti a Tirrenoambiente. La procura di Vercelli indaga su transazione da oltre 2 milioni e mezzo di euro. Il sindaco Foti la vuole commissariata

tirrenoambiente panoramicaPer il sindaco di Furnari, Mario Foti, non ci sono dubbi: Tirrenoambiente va monitorata e commissariata. Lo chiede alla magistratura messinese, al presidente Crocetta, al prefetto Trotta. Lo chiede a seguito dell'inchiesta della procura di Vercelli, che su Tirreno Ambiente ha acceso i riflettori, che indaga anche su altra società collegata alla siciliana che si occupa della gestione della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea. Oltre Tirreno Ambiente, infatti, nell'inchiesta è conivolta anche la Osmon SpA, della C.A.R. (Consulenza Ambientale Ricerche S.R.). La Procura di Vercelli ha disposto il sequestro di atti nelle due società e perquisizioni nelle abitazioni di Giuseppe Antonioli, Pino Innocenti e Bartolo Bruzzaniti, rispettivamente, amministratore unico della Osmon e amministratore delegato di Tirrenoambiente il primo; direttore generale di T.A il secondo; Bruzzaniti rappresentante legale della
Green Oil Energy Srl ( altra società vicina alla Osmon). Quest'ultimo, dagli inquirenti è anche ritenuto collegato alla 'ndrangheta, cosca di Locri.
L'ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Vercelli è truffa
aggravata in concorso. L'inchiesta prende il via da una transazione del 2011, avvenuta tra TirrenoAmbiente e la Osmon, per oltre 2 milioni e seicentomila euro. Di quei soldi non risulterebbe traccia nel bilancio della siciliana.
E' lo stesso sindaco Foti, attraverso un comunicato, a raccontare le tappe dell'inchiesta.

"Si è avuto modo di apprendere che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, nel procedimento iscritto al n. 757/2014 R.G.N.R.,- si legge nella nota di Foti- ha disposto un provvedimento di perquisizione personale, locale e domiciliare, con conseguente sequestro presso le residenze di Giuseppe Antonioli e di Giuseppino Innocenti, nonché di altro personaggio pluripregiudicato; ed ancora presso le sedi legali della TirrenoAmbiente SpA, della Osmon SpA, della C.A.R. (Consulenza Ambientale Ricerche S.R.) e della Green Oil Energy Srl.
In tale contesto, è stato operato un conseguente sequestro di oggetti e documentazioni, compresa quella contabile e fiscale, anche su supporti informatici, ritenuti rilevanti ai fini della prova.
Il reato ipotizzato nella prima fattispecie sarebbe quello di truffa aggravata in concorso (artt. 110 e 640 C.P., commi 1 e 2, n. 1 c.p.v.) in alcune società in rapporto tra loro per una vicenda -- degna di attenzione e di approfondimento investigativo -- relativa ad una transazione intercorsa tra TirrenoAmbiente SpA e Osmon SpA, per il rilevante importo di € 2.604.765,00, a favore di quest’ultima (peraltro mai direttamente citata nel bilancio della prima).
Gli inquirenti ravviserebbero la superiore ipotesi di reato trattandosi di denaro di natura anche pubblica, stante che la TirrenoAmbiente SpA è una società mista con prevalenza di quote sociali pubbliche.
Nella seconda fattispecie per cui si procede, l’attenzione investigativa riguarda la Osmon SpA che controllerebbe la Osmon Africa SpA, con sede in Costa d’Avorio, che si occuperebbe di produzione e commercio di olio di palma da usare come combustibile per la centrale di Borgo Vercelli, gestita dalla prima che avrebbe erogato compensi alla ditta Green Oil Energy Srl, nella quale risulterebbe legale rappresentante un soggetto pluripregiudicato per reati in materia di stupefacenti, appartenente a famiglie affiliate alla ‘Ndrangheta calabrese, condannato e sottoposto alla misura alternativa alla detenzione dell’affidamento in prova ai servizi sociali, quale dipendente proprio della ditta Green Oil Energy Srl.
A giudizio degli investigatori, la presenza di quest’ultimo personaggio appare fondamentale per chiarire i flussi finanziari che intercorrono tra le varie società, nonché verificare l’effettivo trasporto della materia prima in Italia, stante la personalità criminale del medesimo.
A prescindere dalle risultanze investigative sulle quali non appare opportuno entrare nel merito, è ancora una volta doveroso rilevare che sulla TirrenoAmbiente SpA (guarda caso anch’essa presente in Africa con partecipazione nella GTA Environments S.A., società collegata di diritto senegalese) gravano ombre e dubbi inquietanti, ma soprattutto in questa vicenda, sui due soggetti di parte privata che continuano ad avere importanti cariche sociali intercambiabili nella gestione della discarica di Mazzarrà S. Andrea, con evidente conflitto d’interesse.
Giova appena rilevare i fatti pregressi che hanno visto condannato in primo grado, con conferma in appello, per concorso esterno in reato associativo di stampo mafioso, l’ex presidente della TirrenoAmbiente SpA.
Non può sfuggire del resto, il palese conflitto di interessi che questi amministratori della TirrenoAmbiente SpA portano nella vicenda per essere contemporaneamente organi di una società mista con prevalenza di capitale pubblico ed amministratori di società private dai medesimi rappresentate".

Infine, il sindaco di Furnari, auspica che anche la magistratura messinese indaghi sull'attività ddella discarica di Mazzarrà S.Andrea, e chiede che il Presidente della Regione Siciliana e il Prefetto di Messina valutino se ricorrano le condizioni per potere sottoporre a commissariamento la società mista TirrenoAmbiente SpA.

 

Ultima modifica il Venerdì, 18 Aprile 2014 17:53

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Rifiuti: deposito abusivo vicino fiume, sequestro ad Acquedolci

carabinieri beddaI carabinieri della Stazione di Acquedolci e della Compagnia di Santo Stefano Camastra, con il supporto del personale dell'Arpa e dell'Asp di Messina, hanno sequestrato a Furiano, nel comune di Acquedolci, un deposito e centro demolizione di autoveicoli sprovvisto di autorizzazioni. Sui circa 19.000 mq c'erano 1.000 carcasse di autoveicoli e altro materiale potenzialmente inquinante e pericolosi: pneumatici esausti, parti meccaniche contaminate da oli esausti ed idrocarburi, resti carbonizzati frutto della combustione di materiale plastico, oltre a scarti provenienti dalla demolizione di fabbricati. L'area e' a poche centinaia di metri dall'alveo del Torrente Furiano e dalla sua foce. Denunciato all'autorita' giudiziaria di Patti il proprietario per gestione dei rifiuti non autorizzata, abusivismo edilizio e abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza dei limiti alla proprieta' privata.

Ultima modifica il Giovedì, 17 Aprile 2014 18:45

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Prima si finge prete, poi raccoglie fondi per l’operazione di una bimba ma ruba in casa. Arrestato

GERMANELLI

Travestimenti che toccano il cuore quelli di Giuseppe Germanelli, 46 anni, messinese, già noto alle forze dell’Ordine, ritenuto responsabile di una rapina ai danni di una donna in via Oreto. L’uomo già il 9 marzo 2012 si era finto prete ed era stato arrestato per furto in abitazione e denunciato per usurpazione di titoli e onori. Nel tardo pomeriggio di ieri, gli agenti delle Volanti hanno sscoperto che si era rimesso all'opera (umanitaria).Il 46enne approfittando della distrazione della vittima che, appena rientrata in casa, aveva temporaneamente lasciato l’uscio aperto, si è intrufolato nella camera da letto  della donna arraffando alcuni preziosi posti sul comò. Sorpreso dalla padrona di casa, l’ha strattonata violentemente fino a farla cadere. Si è poi dato alla fuga.

I poliziotti che hanno immediatamente avviato le ricerche e interrogato i vicini di casa della signora. Secondo quanto riferito da questi ultimi, nel pomeriggio, un uomo con un rosario in mano, si aggirava per il quartiere presentandosi come membro di un’associazione umanitaria, impegnata nella raccolta fondi per l’intervento al cuore di una bimba.

I poliziotti hanno ipotizzato che si potesse trattare dello stesso uomo del 2012, il falso prete. Successivi accertamenti hanno confermato le ipotesi degli agenti e Germanelli è finito in manette. La vittima, subito soccorsa, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 17 Aprile 2014 18:50

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Operazione “Last Orange: smaltimento illecito del pastazzo di agrumi" di una ditta che produce succhi di frutta. I nomi degli 8 indagati

tn AbramoL'hanno chiamata “Operazione Last Orange”, quella scattata stamani, ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Barcellona e del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, che hanno eseguito 8 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti. L'indagine ha portato alla luce che una ditta produttrice di succhi di frutta, la Canditfrucht spa, ubicata a Barcellona, compiva irregolarità nello smaltimento degli scarti di lavorazione degli agrumi, il cosiddetto pastazzo.

Il Gip ha firmato 8 provvedimenti cautelari: tre persone sono state arrestate e ristrette ai domiciliari,  altre quattro hanno obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e una di obbligo di dimora. Gli otto indagati rispondono tutti di traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi.  Arresti domiciliari per: Nunzio Calabrò, 72 anni, di Barcellona; Sebastiano Conti Mammamica, 46 anni, di Militello Rosmarino;  Antonino Mazzeo, 46 anni, di Terme Vigliatore.  

Obbligo di presentazione alla P.G. per gli autotrasportatori: Fortunato Arcoraci, 57 anni, di Barcellona; Salvatore Crinò, 46 anni, di Barcellona; Mario Pantè, 43 anni, di Mazzarrà Sant'Andrea; Giovanni Floramo, 60 anni, di Barcellona.

Obbligo di dimora nel comune di Barcellona per Giuseppe Triolo, 37 anni.

La ditta è stata sequestrata. Lo smaltimento irregolare del pastazzo ha procurato all'azienda, secondo gli inquirenti, un profitto illecito di due milioni di euro circa derivante dal minor costo sostenuto rispetto all’avvio a regolari forme di smaltimento/recupero. In pratica, secondo l'accusa, invece di essere trasferiti in una discarica autorizzata o centri di recupero, i rifiuti venivano illegalmente smaltiti presso vari siti nel territorio, sia nella provincia di Messina che fuori, mancanti, oltre che delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente, anche — si legge sull'ordinanza — «di quegli accorgimenti tecnico-strutturali finalizzati a limitare l’inquinamento delle sottostanti matrici ambientali a causa delle infiltrazioni dei liquidi di percolamento, che hanno determinato un grave danno all’ambiente, derivanti dalla decomposizione anaerobica degli scarti illecitamente smaltiti».  

In particolare, Nunzio Calabrò, nella qualità di legale amministratore della “Canditfrucht S.p.a”, è ritenuto responsabile di avere organizzato, autorizzato e consentito lo smaltimento  illecito, predisponendo anche la documentazione utile a mascherare le modalità di smaltimento del “pastazzo”. Secondo l'accusa dietro una fittizia compravendita di mangime animale. A carico di Calabrò anche l’illecito smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti liquidi derivanti dalla trasformazione degli agrumi nel depuratore comunale di Barcellona, attraverso una condotta interrata realizzata ad hoc. Smaltimenti che — sostiene sempre l'accusa — hanno anche provocato guasti frequenti al depuratore comunale con grave danno al servizio e di conseguenza con lo scarico in mare di reflui non depurati.

A carico della Canditfrucht, infine, sono state contestate le norme relative alla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi da soggetti al vertice o da dipendenti delle stesse ditte.  Almeno 70 operazioni di trasporto di materiale di scarto della lavorazione agrumaria, è stato accertato, erano destinate all'illecito trattamento di rifiuti. Di tali operazioni, 35 risultano compiute con mezzi della società “Trasport Line” di Antonino Mazzeo. L’attività investigativa è iniziata nel gennaio 2012, quando i Carabinieri hanno sequestrato un’area, situata nei pressi del sottopassaggio delle Ferrovie di Barcellona, sulla quale era stato abbandonato un ingente quantitativo di “pastazzo” di arance e di limone. Successivameente vennero scoperte altre aree adibite a discariche abusive degli stessi scarti agrumari.  Le indagini, per competenza del reato coordinate dal Sostituto Procuratore DDA di Messina,  Camillo Falvo e dai Sostituti Procuratori di Barcellona, Giorgio Nicola e Fabio Sozio, hanno cnosnetito di oportare alla luce l'intera vicenda di smaltimento illegale di rifiuti. All'inchiesta si unì anche l'indagine dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, avviata nell’ambito nei confronti della ditta “Ortogel spa” di Caltagirone (CT). Seguendo alcuni automezzi provenienti dalla “Ortogel spa” che trasportavano “pastazzo”, venne individuato un sito di smaltimento ubicato nel comune di Lentini (SR) presso l’azienda agricola di proprietà di Sebastiano Conti Mammamica.  Qui, nell' aprile del 2012, i carabinieri colsero in flagranza di reato alcuni degli odierni indagati, sequestrarono cinque camion di tre aziende di trasformazione agrumaria, due dei quali provenienti proprio dalla “Canditfrucht spa” di Barcellona, i cui conducenti erano intenti a smaltire il “pastazzo” nel bacino artificiale di Conti Mammamica.  Il “pastazzo” di agrumi, derivato dagli scarti di lavorazione degli agrumi per la produzione di succhi concentrati, veniva smaltito conferendolo ad una innumerevole serie di allevatori facendolo apparire come mangime animale.  Oggi, oltre al complesso aziendale, sono stati sequestrati vari automezzi della ditta Canditfrucht spa.   

Ultima modifica il Giovedì, 17 Aprile 2014 18:22

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Sbarcano a Messina e un’auto li travolge. Turisti al Pronto soccorso mentre la nave salpa

crocieraOltre il danno, la beffa. Sembrerebbe quasi la scena di una di quelle commedie ricche di equivoci e imprevisti. Quelle che ci fanno tanto ridere. Sicuramente non avranno riso i protagonisti della vicenda assurda accaduta proprio a Messina: due turisti, in viaggio su una nave da crociera che attracca nel porto delle città dello Stretto, restano bloccati a terra, a causa di un “distratto” automobilista cittadino, mentre la loro imbarcazione, la “Holland America Linee”, riprende il largo.

I due passeggeri, infatti, travolti da un’auto mentre attraversavano la cortina del porto, sono stati costretti a un cambio di programma: centrati in pieno dal veicolo, anche se si trovavano sulle strisce pedonali, i malcapitati sono finiti al Pronto soccorso dell’ospedale Piemonte. Uno dei due ha riportato una frattura alla tibia. L’incidente è avvenuto sotto gli occhi increduli di altri turisti che hanno chiamato i soccorsi. Si è conclusa così la gita messinese dei due viaggiatori, che a Messina certamente non riserveranno il posto d’onore tra i ricordi di viaggio. 

Ultima modifica il Giovedì, 17 Aprile 2014 10:48

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Traffico illecito di rifiuti: 8 misure cautelari. Sequestrata ditta che produce succhi di frutta

carabinieri-molto-bella

I Carabinieri della Compagnia di Barcellona e del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, hanno eseguito 8 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti .
L'indagine ha portato alla luce che una ditta produttrice di succhi di frutta, ubicata a Barcellona, compiva irregolarita' nello smaltimento degli scarti di lavorazione degli agrumi, il cosi' detto pastazzo. La ditta e' stata sequestrata; tre persone sono state arrestate e ristrette ai domiciliari, ma il Gip ha emesso anche quattro misure di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e una di obbligo di dimora. Gli otto indagati rispondono tutti di traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi. Lo smaltimento irregolare del pastazzo ha procurato all'azienda secondo gli inquirenti un profitto illecito di due milioni di euro circa. Oltre al complesso aziendale, sono stati sequestrati vari automezzi della ditta.
Ulteriori dettagli dell’operazione saranno resi noti al termine della conferenza stampa iniziata alle 10.30 di oggi al Comando Provinciale dei Carabinieri.

 

Ultima modifica il Giovedì, 17 Aprile 2014 18:46

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Al sindaco di Cesarò la prefettura assicura massima sicurezza

Salvatore CaliIn data odierna si è svolta in Prefettura una riunione tecnica di coordinamento interforze con i responsabili delle Forze di Polizia, presieduta dal Prefetto dott. Stefano Trotta, alla quale ha preso parte anche il Sindaco di Cesarò, vittima di un atto intimidatorio concretatosi nell’incendio dell’autovettura di proprietà.
Al riguardo è stato manifestato al Sindaco pieno sostegno ed è stata assicurata l’adozione delle necessarie misure a tutela della sua incolumità personale.
Il Prefetto ha anche rappresentato l’intenzione di convocare una seduta del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presso il predetto Ente Locale, estesa alla partecipazione dei Sindaci dei Comuni del comprensorio.
Nel corso dell’incontro si è appreso che il deputato regionale Nino Germanà ha inscenato una protesta in prossimità della sede del Comune di Brolo.
A tale riguardo il Prefetto, tramite il Commissario Regionale incaricato della gestione dell’Ente, ha manifestato al predetto esponente politico la disponibilità – qualora lo ritenesse utile – a incontrarlo in sede di riunione tecnica di coordinamento interforze unitamente ai responsabili delle Forze di Polizia.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Aprile 2014 20:23

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Assolti Patrizia Valenti e l'ex direttivo del Cas dall'accusa di abuso e omissione di atti d'ufficio

patrizia valentiAssolta dall'accusa di abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio l'assessore regionale Patrizia Valenti. La vicenda giudiziaria riguarda il periodo in cui la Valenti, come Angelo Paffumi, Giuseppe Faraone e Carmelo Torre (anche loro assolti) erano al timone del Consorzio Autostrade Siciliane.
Secondo l’accusa, i quattro, in concorso con Antonio Minardo e Felice Siracusa, già processati e condannati in primo e secondo grado, non sarebbero colpevoli per le accuse mosse loro dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta scaturita dalla mancata approvazione della graduatoria del concorso del luglio 2005 e del conseguente rifiuto di nominare Olivia Pintabona, al tempo direttore del Cas.
Patrizia Valenti subentrò alla presidenza del consiglio direttivo del Cas nel 2008. Il direttivo era composto da Torre, vicepresidente, e Faraone e Paffumi componenti del CdA.
Tutti furono accusati di avere illegittimamente favorito l’ingresso di Siracusa nel ruolo che avrebbe dovuto essere della Pintabona.
In pratica, sostenne al tempo l'accusa,l'abuso sarebbe consistito nel non dare seguito ad una sentenza del Tar del 2006, con cui, accolto un ricorso della Pintabona, si obbligava il Consorzio a procedere all'approvazione della graduatoria del concorso interno per titoli, proprio per coprire il posto di dirigente generale, e quindi anche la determina del commissario ad acta risalente al maggio 2006 che aveva approvato la graduatoria. Il Tar intimò al CdA del Consorzio «l'immediata assunzione dell'avv. Pintabona quale direttore generale dell'ente.
L'accusa di omissione di atti d'ufficio riguardava l'ex presidente Patrizia Valenti poichè- sostenne la procura- non convocò il Consiglio direttivo per deliberare il conferimento dell'incarico di dirigente generale, così come previsto dal regolamento del Consorzio.
Torre, Paffumi e Faraone sono stati assolti dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non costituisce reato. Per l’omissione in atti d’ufficio, sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Il fatto non sussiste nemmeno per la Valenti, sia per il reato di omissione che di abuso d’ufficio.
La sentenza, emessa il 10 dicembre 2013, è stata depositata in cancelleria qualche giorno fa.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Aprile 2014 10:21

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Alluvione Giampilieri. Chiesto il rinvio a giudizio per 61 residenti dei comuni disastrati, accusati di truffa e falso

alluvione giampilieriRichiesta di rinvio a Giudizio per 61 persone residenti nei comuni della zona sud che nell'ottobre 2009 furono devastati dall'alluvione che causò 37 morti. Molti tra gli alluvionati dovettero abbandonare le loro abitazioni, tra questi, 60 furono indagati per i reati di falso e truffa. L'inchiesta della Procura messinese, indagini affidate ai carabinieri, portò alla luce che un gran numero di residenti di Scaletta Zanclea e Itala avrebbero illecitamente intascato il contributo di autonomia messo a disposizione dal soggetto attuatore nominato dal Governo per venire incontro alle esigenze di locazione delle famiglie costrette ad abbandonare le loro case perchè dichiarate inagibili.
Secondo l'accusa, coloro che percepirono gli assegni per pagare l'affitto di temporanea abitazione, dichiarando falsamente di essere ospiti di parenti o amici, in realtà tornarono a vivere nelle case inagibili. A stabilirlo, oltre che le indagini dei carabinieri, anche il consumo regolarmente registrato di acqua e luce, la cui erogazione non venne mai sospesa, ma che determinò la prova che le case erano abitate. Da qui l'accusa di falso e truffa. Il contributo che ottennero gli indagati variava da famiglia a famiglia, secondo il numero dei componenti.
Adesso dovranno comparire davanti al Gup.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Aprile 2014 11:06

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Corso d'oro bis: torna in libertà il commercialista Galletti

tribunale-messina 1Per Stefano Galletti, il commercialista finito agli arresti domiciliari lo scorso 19 marzo, nell'ambito dell'inchiesta sulla Formazione, il Tribunale del Riesame ha disposto la piena libertà, annullando, così, la misura cautelare decisa dal gip Giovanni De Marco, "perchè nell'ordinanza non sono state indicate le esigenze cautelari": questa la motivazione. Con Galletti erano stati arrestati anche Domenico Fazio, già in libertà, ma con divieto di dimora, dalla scorsa settimana; Roberto Giunta e Salvatore La Macchia.
Intanto per l'indagato doc dell'inchiesta sulla Formazione, il parlamentare Pd Francantonio Genovese, si attende la decisione della Camera in merito alla richiesta di arresto avanzata nei suoi confronti.

Ultima modifica il Sabato, 12 Aprile 2014 21:21

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Sparò contro presunto molestatore: catturato dopo 9 anni. Latitante si nascondeva a Milazzo sotto falsa identità


nikollaj bernardArrestato dagli agenti del commissariato di Milazzo, Bernard Nikollaj, albanese, 30 anni, ricercato su tutto il territorio nazionale perche' raggiunto da ordine di carcerazione per tentato omicidio in concorso, emesso su richiesta della Procura di Bergamo lo scorso 21 marzo. L'uomo, il 28 novembre del 2005, a Treviglio - in provincia di Bergamo - feri' gravemente un ragazzo turco sparandogli contro due colpi d'arma da fuoco. Si tratto' di un regolamento di conti, commesso con altri complici, per vendicare una presunta molestia ai danni di una connazionale. A distanza di tempo i poliziotti di Milazzo sono riusciti a rintracciare l'uomo, nonostante vivesse sotto falso nome. Nicollaj, dopo il tentato omicidio, aveva fatto ritorno in Albania per poi rientrare in Italia con un'altra identita'. I riscontri sulle impronte digitali hanno confermato le ipotesi investigative e incastrato il trentenne. Il latitante e' stato trasferito in carcere dove dovra' scontare una pena di sette anni e quattro mesi.

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 20:09

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Sbarco Migranti. Fermato dalla Polizia un 19enne senegalese: sarebbe uno dei presunti scafisti

mamadou dia

È fortemente indiziato il senegalese, Mamadou Dia, 19 anni, del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Gli agenti della Squadra Mobile hanno proceduto, nella tarda serata di ieri, al fermo del giovane che dalle indagini, caratterizzate da numerose verbalizzazioni e riscontri oggettivi, è stato individuato come uno dei presunti scafisti che hanno trasferito, dalla costa della Libia sino alle acque internazionali, su gommoni, i 365 migranti soccorsi dalla nave mercantile Prosper e trasferiti a Messina.

Secondo gli inquirenti, sono gravi gli indizi che individuano le responsabilità del giovane straniero che è stato sottoposto a fermo.

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 11 Aprile 2014 13:12

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Operazione Campus. Le irregolarità nei test di Medicina ed esami universitari: 6 rinvii a giudizio e una condanna

tribunale-messina 1Si è conclusa con 6 rinvii a giudizio ed una condanna, l'udienza preliminare scaturita dalla operazione Campus, che nell'estate 2013 portò alla luce manipolazioni esterne nelle prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso ( Medicina) e agli esami universitari. Anche infiltrazioni della ndrangheta.
Oggi il gup Giovanni De Marco ha rinviato a giudizio Marcello Caratozzolo, docente di Statistica e Matematica alla facoltà di economia; l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando, già titolare di alcuni istituti scolastici privati; Domenico Antonio Montagnese, di Fabrizia, provincia di Vibo Valentia, ritenuto colegato alle cosche della ‘ndrangheta ed organizzatore e promotore dei presunti illeciti; ed ancora è rinvio a giudizio per Alessandra Taglieri, Massimo Panacci e Salvatore D'Arrigo. A vario titolo sono accusati di associazione per delinquere aggravata finalizzata alla corruzione, al millantato credito, voto di scambio e molti altri reati contro la pubblica amministrazione. Derubricato, invece il reato per l'unica condannata, Paola Rigano: da millantato credito l'imputazione è stata modificata in istigazione alla corruzione. Per lei, che ha chiesto il rito abbreviato, il Gup ha deciso la pena di un anno, pena sospesa. Il Pm Liliana Todaro aveva chiesto la condanna ad 1 anno e 4 mesi.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Aprile 2014 07:51

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Operazione antiusura della Squadra Mobile: 4 arresti. Coinvolto anche un dipendente Atm

augliera francesca copiacorsaro teresa copia

La Squadra Mobile conclude un'indagine avviata nel luglio 2013 con 4 arresti, ma altri due sono indagati, per una serie di episodi di usura. Ad essere raggiunti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, firmat dal fip Monica Marino, richiesta dal sostituto procuratore Alessia Giorgianni, sono stati due uomini e due donne, tutti residenti a Messina. Si tratta di un dipendente Atm, Antonino Catania, nato ad Acireale, 56 anni; Teresa Corsaro, messinese, 57 anni; Salvatore Saccà, macellaio, messinese, 47 anni; Francesca Augliera, messinese, 81 anni. Solo per Saccà l'accusa è favoreggiamento. Per gli altri è usura.

Le intercettazioni ambientali ed il prezioso aiuto delle vittime
hanno reso evidenti il modus operandi sui prestiti erogati a persone
in difficoltà economiche per somme di denaro che oscillavano tra i
500 e i 3000 euro.
Importi iniziali che lievitavano in pochissimo tempo fino a
raggiungere somme ben più importanti con interessi usurai che
variavano dal 48,67% fino al 470,97%.
Chi, preferibilmente pensionati, casalinghe o piccoli commercianti, credendo di risolvere una difficoltà temporanea quale, ad esempio, il pagamento di bollette, si rivolgeva agli strozzini,( tutti scollegati tra loro) e si ritrovava in una spirale infinita caratterizzata da continui pagamenti che avevano luogo presso le
attività commerciali delle vittime o in strada.A fronte di un prestito iniziale di poche centinaia o un migliaio di euro, la vittima doveva, settimanalmeente, pagare rate di interessi, salvo la sorte capitale. Spesso l'onere era talmente gravoso che occorreva rinegoziare l'accordo, il che faceva lievitare notevolmente il debito contratto.
Stratagemma comune era quello di far credere che il debito non fosse
dovuto alla persona a cui la vittima si era rivolta ma a
terzi con i quali il fittizio intermediario si era esposto in prima
persona a garanzia del debito.
L'indagine è stata avviata a seguito della denuncia di una delle vittima che ha consentito di monitorare l'attivita d'usura dei 6 indagati.

 

Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 21:04

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Bruciata l'auto del sindaco di Cesarò, la solidarietà di Germanà e Garofalo

Nino Germana"I nemici di Turi Calì sono i miei nemici" con questa frase forte, il deputato regionale Ncd Nino Germanà esprime solidarietà al sindaco di Cesarò cui, "per una chiara intimidazione indirizzata contro la sua politica amministrativa votata all'onestà e contrassegnata dall'impegno antimalaffare", continua Germanà, è stata bruciata l'automobile. "Mi sento di poter esprimere la mia vicinanza all'amico Turi e al primo cittadino di Cesarò anche a nome del Ncd". 

Il deputato del Nuovo CentroDestra, on. Vincenzo Garofalo, appresa la notizia dell' atto intimidatorio subito dal sindaco di Cesarò, Turi Calì, esprime la sua vicinanza all'amministratore, al quale è stata bruciata l'automobile.

 

“Come ho più volte ribadito, azioni di questo genere, non devono più appartenere alla mentalità della nostra terra che per troppo tempo è stata vittima di una forma mentis che nessuna persona onesta è disposta a sopportare”, commenta. 

 

“Sono solidale al sindaco Calì che voglio sappia mi trova idealmente al suo fianco in questo momento più che mai”, conclude il parlamentare.

 

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 20:11

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Rapina per due volte la stessa coltelleria e minaccia titolare e passanti. In manette un 18enne

la vecchia emanueleAveva già messo a segno un’altra rapina nello stesso esercizio commerciale il 17 dicembre scorso. Non contento ci ha riprovato. Ieri mattina, gli agenti delle Volanti e della locale Polizia di Frontiera hanno arrestato Emanuele La Vecchia, 18 anni, autore di una rapina in una rivendita coltelli del centro.

 Il ragazzo, già noto alle Forze dell’Ordine, è stato bloccato dai poliziotti all’interno di uno stabile di via Vittorio Emanuele II dove cercava di nascondersi.

Entrato nella coltelleria, La Vecchia si era finto interessato all’acquisto di un particolare modello di coltello, un “Butterfly”, l’aveva quindi afferrato ed era scappato. A tentare di bloccarlo davanti l’ingresso del negozio c’era un familiare del titolare contro il quale il rapinatore si è scagliato, cercando di colpirlo più volte con l’arma, per  poi divincolarsi e fuggire in direzione via I Settembre.

I poliziotti, allertati dai cittadini che chiedevano aiuto, sono intervenuti bloccando il giovane e disarmandolo.

La Vecchia è stato rinchiuso nel carcere di Gazzi e dovrà rispondere di rapina aggravata e tentate lesioni personali.

Accertamenti successivi hanno evidenziato che il 18enne era anche l’autore della rapina di dicembre, quando era riuscito a farsi consegnare una spada Katana, sempre con il pretesto di un acquisto. Aveva poi minacciato il titolare intimandogli di farsi consegnare del denaro senza però riuscirci.

Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 13:01

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Sequestrano, picchiano e rapinano due donne in un parcheggio. Due arresti della Polizia

dragon ionut andriesDascalu Petrisor

Dragos Ionut Andries, 24 anni, e Dascalu Petrisor, 27 anni, cittadini romeni, ritenuti responsabili di una rapina a mano armata messa a segno lo scorso 12 aprile a Linguaglossa, sono stati trasferiti nelle carceri di Messina e Catania.

Secondo gli inquirenti, insieme avrebbero individuato le loro vittime, due donne intente a scattar foto in un parcheggio, le avrebbero costrette a salire sulla loro auto minacciandole con una pistola e, condotte in una strada secondaria, le avrebbero malmenate. Dopo averle derubate, i due malviventi le hanno abbandonate scappando a bordo della loro auto.

Solo il giorno dopo, Dragos Ionut Andries, è stato individuato dagli agenti di Polizia Stradale a Tremestieri, ubriaco e in compagnia di un altro connazionale, a bordo dell’auto rubata.

In quell’occasione, il 24enne ha ignorato l’alt della Polizia e tentato la fuga lungo una stradina nei pressi dei caselli autostradali, ma è stato bloccato. A seguito della perquisizione della vettura, gli agenti hanno rinvenuto una pistola — probabilmente quella utilizzata per la rapina del giorno precedente.

Le successive indagini effettuate dalla Polizia Stradale hanno poi portato all’individuazione del complice che — sempre secondo gli investigatori — sarebbe il diretto responsabile delle percosse subite dalle due donne, mentre l’altro stava alla guida.

Il complice, Dascalu Petrisor, è stato rintracciato a Piedimonte Etneo dalla Polizia Stradale di Catania e arrestato. Ad entrambi sono contestati anche i reati di sequestro di persona e porto abusivo d’arma.

Il connazionale con il quale viaggiava Dragos Ionut Andries nei pressi dei caselli di Tremestieri è stato denunciato in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza. Al momento, non sono emersi elementi che lo possano collegare alla rapina del 12 aprile.

 

Nelle foto: Dragos Ionut Andries e Dascalu Petrisor

 

 

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 20:12

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Laureato in argentina ma la laurea non vale in Italia. Falso dentista denunciato dai Nas

Carabinieri NasSequestrato un ambulatorio odontoiatrico a Patti per  esercizio abusivo della professione di medico dentista.

I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni di Catania insieme ai carabinieri di Patti hanno accertato che il soggetto che si spacciava per dentista, un 61enne straniero, residente a Patti ormai da diversi anni, iscritto alla facoltà di Odontoiatria di Roma-Tor Vergata, non era in possesso di un titolo di studio valido in Italia ma soltanto di una laurea argentina non riconosciuta dal nostro ordinamento.

Lo studio nel quale lavorava era invece di proprietà di un medico odontoiatra messinese che esercitava a Patti coadiuvato dal 61enne non abilitato. Entrambi sono stati denunciati per esercizio abusivo della professione sanitaria.

Lo studio dentistico è stato avviato nel 2005 e ha un valore stimato di circa 600mila Euro. Le indagini degli uomini del Nas sono state avviate a seguito di segnalazione ricevuta dai Carabinieri di Patti.

Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 13:21

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Presunti scafisti: in carcere un senegalese e tre gambiani

sbarco migrantiSale a quattro il numero dei presunti scafisti che hanno “traghettato” in mare aperto su 4 gommoni, senza cibo né acqua, gli oltre 360 migranti che sono stati salvati dal mercantile “Prosper” e sono sbarcati a Messina nel tardo pomeriggio del 9 aprile scorso. A bordo anche diversi minori e donne. Qualche giorno fa la Polizia aveva fermato un 19enne senegalese, Mamadou Dia, ritenuto uno dei presunti scafisti e accusato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra i migranti, in molti interrogati dagli agenti hanno parlato anche di un altro uomo che indossava un giubbotto bianco e che aveva con sé un telefono di cui si sarebbe sbarazzato al momento dell’arrivo dei soccorsi. Oltre il senegalese, anche tre gambiani sono stati interrogati dal gip Salvatore Mastroeni che ha convalidato gli arresti.  

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 10:08

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Usura e favoreggiamento. La Polizia arresta 4 messinesi

polizia111La Squadra Mobile ha notificato stamane un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 4 messinesi resisi responsabili dei reati di usura e favoreggiamento.

Ulteriori aggiornamenti a seguito della conferenza stampa che si terrà questa mattina alle 11.30 in Questura. 

Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 13:41

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"Soltanto due topolini al Liceo Ainis". Le precisazioni del preside Parisi

ainisRiceviamo e Pubblichiamo:

"Ho avuto modo di leggere nell’edizione on-line del vostro Giornale, un trafiletto dal titolo “Topi al Liceo Ainis…”. Nell’articolo si riferisce di lamentele espresse da “parenti” degli alunni su tale situazione ed inoltre si riferiva il contenuto di un cartello posto da alcuni ragazzi sul quale era scritto “Liceo o Topaia” .
A tal proposito intendo precisare quanto segue:
I provvedimenti conseguenti alla presenza rilevata di due topolini in un’aula sono stati assolutamente tempestivi, con
l’intervento di una ditta specializzata che nella stessa giornata ha provveduto alla derattizzazione dell’intera scuola;
l’eliminazione dei topolini stessi non perché “stecchiti” per l’intervento di personale ATA, ma solo come conseguenza di misure specifiche concordate con la ditta stessa;
la disinfezione dell’aula stessa , anche se né nell’aula né in altri locali era stata rivelata permanenza di escrementi; l’assenza di tali accumuli specifica come “assolutamente rara e occasionale” la presenza dei topolini nella scuola ed ascrivibile al molto verde in prossimità della scuola stessa;
la programmazione per i prossimi giorni di un’ulteriore disinfestazione di tutti i locali scolastici, misura periodica di prevenzione, nell’ambito di un ciclo di interventi usuali che tendono a mantenere sotto controllo la situazione, proprio per la vicinanza di tanto verde; questi spazi peraltro, con rilevanti oneri per la scuola, vengono mantenuti curati proprio per evitare al massimo problemi di questo genere.
Per quanto sopra dichiarato il contenuto del cartello che alcuni ragazzi hanno esposto, ovviamente rimosso, non corrispondeva assolutamente al vero.
Quanto operato dalla scuola in questa circostanza è stato oggetto di un comunicato a tutta la popolazione studentesca diramato fin da venerdì scorso e a firma anche del Presidente del Consiglio di Istituto prof. A.Cananzi.
Sono certo che sul vostro giornale sarà dato dovuto risalto a queste mie precisazioni, anche per rimuovere qualsiasi motivo di allarme, che non appare assolutamente giustificato, visto anche il notevole quotidiano impegno di tutti gli operatori della scuola, docenti e non docenti, che con dedizione mantengono al meglio il clima di accoglienza nella scuola.
Il sottoscritto, nella giornata di sabato ha avuto notizia, successivamente alla stessa, della telefonata di un giornalista alla quale non ha potuto subito rispondere perché impegnato in riunione. Ha atteso fino all’orario di chiusura dell’ufficio di essere richiamato, non potendolo fare lui stesso per affermare quanto riportato sopra, poiché non gli è stato riferito alcun recapito del giornalista chiamante."

Il Dirigente Scolastico del Liceo “Ainis”
Prof. Elio Parisi

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 09:37

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Per la Corte dei Conti non fu danno erariale: assolti i consiglieri comunali di Milazzo pagati 100 euro a seduta

municipio-milazzoLa Corte dei Conti di Palermo ha assolto i consiglieri comunali di Milazzo per la vicenda del gettone d’oro. Due anni fa era stato avviato un procedimento per verificare se l’importo percepito dai consiglieri pari a 100 euro a seduta fosse legittimo. Secondo la corte palermitana i politici e i funzionari non devono rispondere del danno erariale che era stato stimato in circa 17 mila euro a testa per un totale di circa 500 mila euro.La somma allora richiesta dalla Corte dei Conti si riferiva alle sedute consiliari svolte dal 2007 al 2011 e pagate dal Comune. L'attuale gettone è stato ridotto dall'ex commissario straordinario Valerio De Joannon a poco più di 20 euro.

Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 09:11

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Servizio TISPOL Voyager a Messina. Le forze di Polizia Stradale degli Stati membri UE impegnate in controlli straordinari

tispolAnche la Sezione di Polizia Stradale di Messina ha aderito alla campagna Tispol Voyager, una giornata dedicata a controlli mirati sulle strade europee.

Tispol riunisce le forze di polizia stradale degli stati membri dell’Unione Europea e promuove servizi straordinari effettuati contestualmente nei paesi aderenti con l’assistenza dell’agenzia Europol, attraverso l’attivazione di un sistema di comunicazione ed informazione internazionale che permette l’interrogazione su mezzi e cittadini in transito.
A Messina il servizio è stato effettuato con 10 pattuglie presso gli imbarcaderi Caronte e i caselli autostradali di Tremestieri.
I controlli hanno interessato in particolar modo gli autobus di linea nazionali ed internazionali a lunga percorrenza, nonché i pullman utilizzati da scuole nazionali ed estere per gite scolastiche, con verifica dello stato psicofisico dei conducenti, il rispetto delle prescrizioni indicate in licenza ed ogni ulteriore controllo documentale dei mezzi e dei passeggeri.
L’uso del Police Control, un computer dotato di un sofisticato software in grado di scaricare dai cronotachigrafi digitali tutti i dati relativi a veicoli e conducenti, ha permesso di accertare la regolarità dei percorsi effettuati ed il rispetto dei tempi di guida e di riposo nonché delle velocità tenute. Durante i servizi sono state elevate tre infrazioni e sequestrata sostanza stupefacente del tipo marijuana.
Al servizio Tispol hanno preso parte anche le unità cinofile fatte giungere appositamente da Catania che hanno permesso un accurato controllo per la ricerca di armi, esplosivi e droga.

Ultima modifica il Lunedì, 14 Aprile 2014 21:43

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Gioiosa Marea. Sequestrati 22 immobili e denunciate 32 persone per abusivismo

abusivismo GioiosaSequestrati 22 tra appartamenti e villini a Gioiosa Marea e denunciate 32 persone, a vario titolo,  per reati di lottizzazione abusiva. Ieri, i Carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria e della Stazione di Gioiosa Marea, coordinati  dal Procuratore della Repubblica di Patti, hanno effettuato il sequestro degli immobili, dislocati in diversi complessi residenziali, tutti in località Schino, tra l’omonimo torrente e il torrente Santo Stefano.

Le aree sottoposte a sequestro preventivo possono essere identificate in relazione alla loro ubicazione, come “lottizzazione alta” e “ lottizzazione bassa”.

In sostanza, le accuse principali riguardano la violazione del Dpr 380/2001 e di altre leggi regionali e Regolamenti Comunali che disciplinano il settore dell’edilizia urbana, poiché i manufatti compresi nella lottizzazione “alta” sono stati costruiti trasformando la destinazione urbanistica del territorio, prescritta nel Piano Regolatore Generale, da area destinata ad insediamenti turistici a zona residenziale. Inoltre, in violazione delle norme del Regolamento Edilizio, non è stato rispettato il requisito  che prevede una superficie minima lottizzabile di 10.000 mq,  essendo  stata lottizzata  un’area di  7.540 mq, non in linea con le citate normative.

Stesso reato anche per il plesso della zona “bassa”, in quanto l’area su cui sorge è ubicata in una fascia compresa tra la battigia e i 500 metri dal mare, in relazione alla quale le normative vigenti stabiliscono un indice di densità territoriale non superiore a 0,75 metri cubi per metro quadrato. Dagli accertamenti svolti dal consulente tecnico del Pm, risulta che il plesso abbia un indice di cubatura che ha comportato un volume superiore del 40% rispetto a quello insediabile per legge.

A ciò si aggiunge anche la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, strade, sistemi di raccolta dell’acqua piovana, cordoli, muri di contenimento delle strade, illuminazione pubblica parziale, spazi di verde pubblico attrezzato).

Il primo piano di lottizzazione per la zona “alta” è del 2000, con successive integrazioni, mentre il piano originario dell’area “bassa” risale al lontano 1989.

L’indagine era iniziata nel 2007.

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Aprile 2014 10:42

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Sorpreso con diverse dosi di marijuana dai Carabinieri. Ai domiciliari un 21enne

materiale sequestratoUn 21enne messinese, F. L., incensurato, è stato arrestato ieri, in flagranza di reato, per detenzione illecita di sostanza stupefacente dai Carabinieri. Il giovane è stato infatti sorpreso, intorno alle 15.00, sul viale Annunziata, in possesso di 4 dosi di marijuana. Alla scoperta è seguita anche la perquisizione nell’abitazione del ragazzo, dove i militari dell’Arma hanno rinvenuto altre 22 dosi della stessa sostanza stupefacente già confezionate, per un totale di circa 40 grammi.

Oltre le dosi, nella camera da letto del 21enne si trovavano un bilancino elettronico, un trita erbe e un rotolo di carta stagnola. Il materiale è stato sequestrato per il giovane sono stati disposti gli arresti domiciliari. 

Ultima modifica il Lunedì, 14 Aprile 2014 11:26

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Traffico di droga sull'asse Palermo-Messina-Locride: chiesti 60 anni per 6 imputati

Tribunale pattiSei condanne per un totale di oltre 60 anni di carcere sono state chieste dall'accusa nel processo scaturito dell'operazione "Coccodrillo" su un traffico di droga gestito da due organizzazioni attive in diversi centri della fascia tirrenica della provincia di Messina. Secondo la Procura di Patti, che ha condotto le indagini e ha formulato oggi la requisitoria davanti al Tribunale locale, il gruppo faceva arrivare gli stupefacenti da Palermo e dalla Locride per rivenderli tra Santo Stefano di Camastra, Mistretta e Sant'Agata di Militello. In particolare, il pubblico ministero Giuseppe Verzera ha chiesto la pena di 14 anni per Benedetto Cassara', di 13 anni per Angelo Di Fazio, di 13 anni e 6 mesi per Luana Rita Nicosia, di 12 anni per Ignazio Volo, di 9 anni per Luigi Mammana 9 anni e di 3 anni per Salvatore Torcivia.
L'operazione "Coccodrillo", sfociata a maggio 2013 con 45 arresti eseguiti dai carabinieri, e' stato il risultato di un lavoro investigativo iniziato nel 2007, che fece luce su due gruppi, uno con base a Messina e contatti a Palermo e nella Locride, l'altro attivo nella provincia messinese con ramificazioni a Santo Stefano di Camastra, Capo d'Orlando, Mistretta, Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo l'accusa, il primo gruppo si approvvigionava di marijuana dai calabresi e di hashish dai palermitani.

Il secondo la spacciava.

Ultima modifica il Martedì, 08 Aprile 2014 17:42

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Piazzano banconota falsa in un negozio. Un arresto e due denunciati

scarpato roberto copiaGli agenti della sezione Volanti hanno arrestato Roberto Scarpato, 34 anni, originario da Adrano, per spendita ed introduzione nello Stato di monete falsificate.
Per lo stesso reato sono stati denunciati due familiari, uno dei quali minorenne, tutti di Adrano, che viaggiavano con l’arrestato a bordo di un’automobile rintracciata e bloccata in via Catania, nei pressi del Gran Camposanto.
Le ricerche dei poliziotti sono partite poco prima, quando il titolare di un esercizio commerciale ubicato nei pressi di via Garibaldi ha chiesto aiuto raccontando di aver venduto ad una coppia di persone merce per un piccolo importo e di essere stato pagato con una banconota da 100 euro, poi riconosciuta come falsa.
Le indicazioni rese dal negoziante e di altri presso cui i truffatori avevano usato lo stesso stratagemma, non riuscito per la mancanza del resto della banconota di grosso taglio, hanno permesso alla polizia di individuare i tre.
La perquisizione al mezzo su cui viaggiavano ha portato al rinvenimento di altra merce, tutti oggetti di poco valore - uno specchio avvolto nel cellophane, due bottiglie d’olio e una di birra imbustate, un paio di pantofole nuove – con ogni probabilità acquistata per poter piazzare altre banconote false. Tra gli oggetti rinvenuti anche quelli acquistati presso l’esercente che ha denunciato quanto accaduto.
Interrogati, i tre hanno dichiarato di aver trascorso la giornata a Messina per visitare la città ma non hanno saputo indicare i luoghi visitati né da quanto tempo fossero arrivati.

 

Ultima modifica il Domenica, 13 Aprile 2014 10:33

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Polizia e Capitaneria sequestrano area depuratore comunale di Oliveri

polizia altra bellaSequestrata dalla Polizia e dalla Capitaneria di Porto, nell'ambito di un'inchiesta per reati ambientali condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Patti, Rosanna Casabona, un'area dell'impianto di depurazione del Comune di Oliveri. Nello spazio, di oltre 1.000 metri quadri, giacevano 2.000 metri cubi di detriti, tra fanghi di depurazione, sabbie, materiale inerte, calcinacci, un vecchio autocarro e persino circa un metro cubo di farmaci abbandonati in maniera incontrollata e in parte a diretto contatto con il terreno senza impermeabilizzazione. Ai responsabili dell'Ufficio tecnico comunale, che ha in gestione il sito, e' stato contestato il reato di discarica abusiva di rifiuti speciali, anche pericolosi. I fanghi e gran parte dei rifiuti sequestrati, provenienti dal ciclo funzionale del depuratore, invece di essere smaltiti in discariche autorizzate, venivano accumulati da anni nell'area adesso posto sotto sequestro. Personale dell'Arpa di Messina ha effettuato il campionamento dei reflui in ingresso ed uscita dall'impianto e la caratterizzazione dei rifiuti speciali sequestrati per verificarne la natura e la pericolosita'.

Ultima modifica il Martedì, 08 Aprile 2014 20:44

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