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05.12.2008 - [SPECIALI]
Intervista a Paolo Mascheri – Il Gregario (Minimum Fax)
di Francesco Musolino

A dispetto della giovane età, Paolo Mascheri evoca con la sua prosa scorrevole una grande forza che gli permette di condurre il suo protagonista, pagina dopo pagina, seguendone i ragionamenti.

Una scelta coraggiosa, da lodare, soprattutto quando si giunge a conclusioni forti e lontanissime dal “politically correct”. Un romanzo che andrebbe letto tutto d’un fiato, gustando la capacità dell’autore di dipingere, con tratti amari quanto realistici e disincantati, la realtà dei giovani trentenni d’oggi in perenne bilico fra adolescenza e maturità.

“Il gregario” (Minimum Fax – pp. 173 - € 9,90) è il primo romanzo di Mascheri - che aveva esordito nel 2004 con la raccolta di racconti “Poliuretano”. 

Ci descriveresti il protagonista?
‹‹Umano››.

Perché resta un Innominato?
‹‹Per quanto riguarda il termine gregario la prima accezione che viene in mente è quella sportiva. Ma quella più vicina al sentire mio e a quello del libro è quella militare, latina. È il gregarius miles, il soldato semplice che combatte e muore anonimo sul campo di battaglia. Quindi il gregario è l’everyman di Roth. E il gregario è in realtà ogni personaggio del libro. Il gregario è ogni essere umano di fronte alla lotteria della vita, della malattia e della morte››.

La storia di questo libro è molto interessante. Hai dichiarato che inizialmente la storia che volevi narrare era un’altra. Poi cos’è avvenuto?
‹‹Inizialmente tutto il romanzo- nella mia progettualità- doveva snodarsi attorno alla relazione tra il protagonista e Yulia, la ragazza dell’Est. Tuttavia andando avanti con la stesura mi rendevo conto che il personaggio del padre aveva un carisma e una forza notevoli e riusciva a condurre a sé il romanzo. Quindi sono stato costretto a cambiare, ad alterare totalmente il mio progetto iniziale e scrivere un romanzo sul legame tra padri e figli››.

Il Lettore tende spesso a credere che un libro sia autobiografico in linea di massima. Quanto c’è di Paolo Mascheri in questa storia?
‹‹Credo, spero che sia un problema relativo e limitato ai lettori più ingenui. Ho inserito nel colophon (è una breve descrizione testuale, posta all'inizio o, più spesso, alla fine di un libro, ndr) l’avviso “Questo romanzo è un’opera di fantasia. I personaggi sono frutto di invenzione ecc…” proprio per essere onesto con il lettore e evitare ogni sovrapposizione. Sarei più furbo, venderei di più a pormi diversamente, a essere più ambiguo. A me interessa scavare nell’essere umano. È questo che mi stimola a scrivere; non diventare  personaggio o far diventare personaggi le persone intorno a me. Magari un giorno- chi può dirlo- scriverò un libro di memorie, un libro autobiografico. Ma se accadrà, credo che sarà tra diversi anni››.

Narri una società dell’immagine [p.44], dove si ama la pornografia più del sesso, ci si dedica alla cura per il corpo per non pensare, ci si concentra su questa vita per quanto sia inevitabilmente vuota. Un concetto davvero folgorante. Ce ne parli?
‹‹Volevo dare al protagonista la possibilità di superare questo stato di appresa impotenza, di affrancarsi da questo deserto. E volevo che superasse questo stato guardando con la massima onestà e trasparenza al rapporto col padre e trovando dentro di sé una nuova umanità, una pietas in grado di offrire la possibilità di una riconciliazione definitiva e dare speranza››.

Leggendo si può restare colpiti da tante cose ne Il gregario, una di queste sono le immagini che utilizzi durante la narrazione, come per quella foto di un Natale lontano dove il protagonista bambino guidava una macchina a pedali ma si rende conto che era il padre a spingerla. Come sei riuscito a mettere sulla pagina la tua immaginazione?
‹‹Ti ringrazio di averla notata. Mi piaceva aprire il capitolo con questa immagine di padre e figlio. Volevo che fosse un’ immagine tenera e al tempo stesso consueta e comune e volevo partire da lì, scavare in quella posa, in quella polaroid, per raccontare i due personaggi››.

Hai esordito con la raccolta di racconti Poliuretano nel 2004. Dopo quattro anni esce il tuo primo romanzo: il tuo approccio alla scrittura è stato uguale? In questi quattro anni ti senti diverso, più maturo?
‹‹
Il mio approccio è più consapevole. Tra il mio primo libro e questo è passato del tempo, sono passati degli anni. È stato importante per me aspettare il momento giusto, non avere fretta, capire se scrivere o meno un altro libro e investire in questo tutte le mie forze fosse davvero quello che volessi fare››.

Ti senti di dare un consiglio agli aspiranti scrittori?
‹‹Capire e chiedersi sempre se scrivere seriamente è davvero quello che si vuole fare››.

Ultima domanda: fra gli altri citi Coetzee, Lee Masters e Fante, ma c’è un libro che ti ha cambiato la vita?
‹‹Molti libri. Negli ultimi anni sicuramente “Vergogna” di Coetzee››.

Titolo: Il Gregario
Editore: Minimum Fax
Collana: Nichel
Pagine: 173
Prezzo: € 9,90


31 Luglio 2010
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