Ancora una volta le scriventi associazioni della docenza e organizzazioni sindacali, in una lettera ripropongono al Rettore un incontro per discutere idee e proposte per risolvere la attuale crisi e chiedono ai Vertici dell’Università: 1. di interrompere la procedura incriminata, foriera di danni patrimoniali e di uno scontro che non può che contrapporre universitari contro universitari, indebolendo l’Istituzione e rendendola più facilmente attaccabile; 2. di convocare gli Organi dell’Università (Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione) proponendo la modifica delle delibere oggetto di argomento alla luce delle richieste delle scriventi, tenendo presente anche di estendere il mantenimento in servizio al restante personale che sia in possesso di elevata professionalità non facilmente sostituibile.
Nel documento del 20 dicembre 2009, le associazioni della docenza ed organizzazioni sindacali invitavano l’Amministrazione dell’Università di Messina a desistere dal procedere alla “rottamazione” dei ricercatori, degli assistenti ordinari e delle figure equiparate. Tale appello, ripreso con vigore dalla ”Assemblea dei Docenti” del 22 gennaio u.s., era proteso ad evitare uno scontro interno alla Istituzione, generato dalla discrezionale applicazione della legge “Brunetta” che era, ed è, fortemente discutibile e di lettura tutt'altro che univoca.
Ad oggi, le scriventi pensano che l’inapplicabilità della legge “Brunetta” derivi dalla violazione del principio di uguaglianza e risieda su tre piani differenti: il piano etico, il piano morale ed il piano giuridico. Tralasciando i primi due, per il solo fatto che essi si possono prestare ad interpretazioni individuali derivanti da personali percezioni, il terzo, quello giuridico, è suscettibile del giudizio di terzi. Proprio su quest’argomento, le associazioni si erano espresse in maniera chiara e convinta, esponendo al Rettore dell'Università, i pericoli cui andava incontro l’Istituzione a causa degli inevitabili ricorsi che i destinatari del pensionamento forzato avrebbero proposto alla Magistratura, avverso un provvedimento che veniva vissuto come umiliante e vessatorio.
L’Amministrazione Universitaria è rimasta “sorda” alle richieste di prudenza e la nota del Magnifico Rettore del 28 gennaio u.s. comunicava “di voler tirare dritto” al solo fine di perseguire “l’interesse pubblico”. Quasi a dire che chi dissente spinge affinché ”l’interesse pubblico debba essere asservito agli interessi individuali”. Che tale affermazione fosse, quantomeno, avventata, lo certificano due fatti recenti: 1. Puntualmente, il TAR-Lazio si è pronunciato in fase cautelare (ordinanze 973 e 974) per due ricercatori dell’ateneo salernitano, decretando la sospensiva dei provvedimenti di collocamento anticipato a riposo. 2. Il CGA (Sentenza n° 156 del 10 febbraio 2010) riconosce la piena equiparazione dei medici universitari al personale ospedaliero. Dal che deriva, senza alcuna forzatura, che coloro che invitavano alla prudenza nella applicazione della “rottamazione”, avevano ben chiaro e presente l’interesse pubblico dell’Università di Messina. Interesse pubblico che si evidenzia nel sottrarre l’Università al pesante rischio di contabilizzare i budgets derivanti dalla “rottamazione” operata degli Organi Accademici: in tale caso al danno conseguente al mancato risparmio si aggiungerebbe quello dei risarcimenti per i danni patrimoniali conseguenti. |