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26.05.2009 - [NEWS]
L'ARRESTO DEL PM SICILIANO, TUTTI I NOMI COINVOLTI
Dall'amico Michele Caudo, segretario provinciale dell'Udc, al figlio Francesco, patrocinatore del comune di Taormina nonostante fosse ricercatore universitario, passando per Domenico Occhipinti, liquidatore della Impregilo. Affari e persone coinvolte nell'inchiesta che ha portato all'arresto del magistrato Pino Siciliano. Tutti "traditi" dalle cimici nel palazzo.

Sarà ascoltato domani dal Gip di Reggio Calabria, Kate Tassone, il sostituto procuratore Pino Siciliano, 60 anni, ai domiciliari da ieri per concussione e tentata concussione.

L'indagine della Squadra mobile, affidata al vice questore Giuseppe Anzalone e coordinata dal capo Marco Giambra, si intreccia con altre indagini svolte dagli inquirenti messinesi in passato, e altre ancora in corso.

Il lavoro degli investigatori prende le mosse un paio di anni fa. A svelare tutto ai poliziotti sono le cimici ben piazzate nel suo ufficio, negli scantinati di Palazzo Piacentini, e sulla sua liena telefonica. Intercettazioni che prospettano un quadro poco consolante. La teoria al vaglio è infatti che il magistrato abbia condizionato, attraverso l'apertura di fascicoli appositamente avviati, alcune vicende chiave. Un'attività di condizionamento e di vera e propria pressione, più che di insabbiamento delle indagini.

La vicinanza del magistrato a diversi soggetti che si muovevano fra la politica e l'imprenditoria cittadina, secondo la procura reggina, andava ben oltre la semplice frequentazione. Tra le accuse contestate ci sono infatti anche quelle di aver rivelato a personaggi a lui vicini indagini in corso. Fatti, questi, per i quali era già stato indagato.

Nel dettaglio le accuse contestate, che anche solo alla semplice scorsa dei capi di imputazione, offrono un primo range dei nomi coinvolti nell'inchiesta. Tre le vicende chiave finite nel mirino degli inquirenti. La prima riguarda un vicenda che si snoda tra Messina e Taormina, dove è ancora in corso un contenzioso tra il comune e la Impregilo. Contenzioso relativo alla rescissione del contratto, da parte del Comune, con l'impresa, titolare dell'appalto per il rifacimento dei parcheggi di Porta Catania.

L'accusa è che Siciliano, nel febbraio 2008 - allora procuratore aggiunto, a capo del pool di magistrati che si occupavano di reati contro la pubblica amministrazione - su interessamento di Domenico Occhipinti, liquidatore della Impregilo, agì perché il commissario straordinario del comune di Taormina, Antonino La Mattina, accettasse la transazione con la Impregilo, chiudendolo a 26 milioni di euro, mentre il contenzioso si aggirava intorno ai 40 milioni di euro. A fare da tramite è Michele Caudo. De 26 milioni di euro, 2 milioni erano destinati a chi avesse contribuito al buon esito dell'affare. Affare non andato in porto.

La seconda vicenda riguarda un altro contenzioso del comune di Taormina, pendente al Tar di Catania, con l'impresa Decisa srl, titolare dei lavori di ristrutturazione dell'ex albergo Castellamare. Il magistrato, tra l'aprile ed il luglio 2008, dopo aver strumentalmente aperto un fascicolo d'indagine sui lavori di ristrutturazione, agitando lo spettro dell'azione penale, avrebbe costretto l'ingegnere Francesco Spampinato, perito nominato dal Tar per la causa, ad aggiustare la perizia a favore del Comune di Taormina.

L'interessamento per la vita del municipio jonico non sarebbe casuale. Tra i patrocinanti della causa, infatti, c'era il figlio, Francesco. Il ragazzo si occupava della pratica, anche se formalmente era affidata all'avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, perché il figlio del magistrato era già stato assunto all'Università come ricercatore e quindi si trovava in una situazione di incompatibilità.

L'altro capo di imputazione iscritto a carico di Sicliano riguarda una vicenda messinese, le famigerate Zps - anche su queste il magistrato aveva aperto un fascicolo conoscitivo -. Siamo nei primi mesi del 2008 e secondo gli inquirenti il procuratore aggiunto avrebbe indotto i membri della Commissione di valutazione ed incidenza ambientale ( tra loro, Leone Pidalà e Sergio Dolfin) nonché i funzionari del settore edilizia privata dell'Ufficio Urbanistica del Comune di Messina (l'architteto Vincenzo Schiera e Vincenzo Cacciola), perché riconoscessero all'ufficio dell'ingegnere Sansone, funzionario regionale, la valutazione sull'impatto ambientale delle Zps.

Per le tre vicende la procura reggina ha chiesto ed ottenuto gli arresti domiciliari per Pino Siciliano, formulando due accuse di tentata concussione e concussione (le Zps).

Siciliano è poi indagato per rivelazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento personale. Ancora una volta in "comunella" con l'amico Michele Caudo, al quale aveca comunicato che l'ufficio delll'architetto Manlio Minutoli, capo settore Urbanistica del Comune di Messina, era stato imbottito di cimici. Proprio per questa soffiata Caudo è sotto processo a Reggio Calabria.

Per la fuga di notizie sull'inchiesta Oro grigio, sulla speculazione edilizia al Green Park, l'ichiesta scaturita anche dalle intercettazioni svolte nella stanza di Minutoli, l'ex procuratore aggiunto era stato raggiunto da un avviso di garanzia. La sua posizione era stata poi archiviata, salvo riemergere nel corso delle prime udienze del processo a Caudo, ancora in corso in primo grado.

Siciliano era poi entrato nel calderone "parentopoli" universitaria proprio per il posto di ricercatore del figlio Francesco, per il quale avrebbe interessato la moglie del Rettore Franco Tomasello. Lo stralcio di quell'inchiesta era stata trasmessa mesi fa alla procura reggina.


31 Luglio 2010
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