UniMe, caso Siciliano: il processo continua a Reggio Calabria
Messina, 13.12.2011 :
No del trasferimento ad altro Tribunale del processo in corso all'ex procuratore aggiunto ed il rettore dell'ateneo messinese, Franco Tomasello, chuesto dall'avvocato Candido. L'udienza preliminare continua perciò davanti ai giudici reggini.
Atti in Corte di Cassazione per il caso Siciliano, l'inchiesta della Squadra mobile di Messina e la procura di Reggio Calabria sugli intrecci Tribunale-Università che sarebbero passati dall'ex procuratore aggiunto Pino Siciliano e il rettore Franco Tomasello. Oggi il Gup reggino Caterina Petrone ha rimesso alla Suprema Corte la questione sollevata dall'avvocato Bonni Candido, che ha invocato il legittimo sospetto, chiedendo che a decidere sia il giudice di un diverso Tribunale, sulla scorta della documentazione rinvenuta nel fasicolo d'udienza. Secondo Candido a Reggio Calabria non ci sarebbe "serenità di giudizio" perché nella documentazione depositata in vista dell'udienza preliminare, apertasi oggi, la Procura aveva inserito la lista teste dell'eventuale processo. Dando così per scontato, ne deduce il legale, il rinvio a giudizio degli indagati, una decisione rimessa invece al Gup solo alla fine dell'udienza preliminare.
La corte di Cassazione ha respinto l'istanza di remissione del processo sul caso Siciliano, sollevata dall'avvocato Bonni Candido, che prosegue percià davanti al giudice delle udienze preliminari di Reggio Calabria. In attesa della decisione della Suprema Corte, il gup aveva già ha fissato un'altra data, il 12 luglio prossimo.
Gli indagati sono l'ex aggiunto di Messina, andato ai domiciliari e poi scarcerato per la vicenda, Pino Siciliano; il figlio Giuseppe, ricercatore all'Università di Messina: il collega di studio Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, il rettore Franco Tomasello; l'ex coordinatore Udc e amico del magistrato, Michele Caudo; il liquidatore della Impregilo Domenico Occhipinti; il docente universitario e legale del Comune di Messina, Aldo Tigano; infine il medico Adolfo De Meo.
Al centro dell'inchiesta la "gestio personalistica" dei fasicoli di indagine da parte del procuoratore aggiunto Siciliano per orientare alcune vicende o per favorire la professione del figlio.
Il caso è affidato al procuratore aggiunto reggino Beatrice Ronchi, mente gli avvocati Nino Favazzo, Antonio Strangi, Andrea Borzì, Filippo Mangiapane, Carmelo Scillia, Nino D'Ascola e Bonni Candido compongono il collegio difensivo.
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