Festa Cgil, il dibattitto su Messina "riscatto o declino"
Messina, 22.07.2011 :
Una città che non ha una rappresentanza politica dedicata al territorio, che non riesce ad attrarre risorse europee e forze imprenditoriali, una città che vive alla giornata senza proiezioni future di sviluppo. Questo è emerso dal dibattito organizzato in occasione dell'ultima giornata della Festa della Cgil.
Ultima giornata di festa ieri per la Cgil. L'ex Irrera a mare ha inizialmente accolto il dibattito su "Messina: riscatto o declino?" che ha visto relatori il segretario provinciale di IDV Nino Alessi, il presidente di Confindustria Messina Ivo Blandina, il deputato del Pd Francantonio Genovese, il segretario generale della Cgil Messina Lillo Oceano, l'economista dell'Ateneo peloritano Guido Signorino e il presidente nazionale dell'Aciap Giuseppe Scandurra.
Tra le principali tematiche affrontate il problema della disoccupazione e l'emigrazione giovanile. Dati sconfortanti per la provincia di Messina: 8 giovani al giorno, quasi tutti con alto grado di formazione, fuggono dalla città dello Stretto in cerca di occupazione anche all'estero.
Tra le principali motivazioni di questo esodo l'assenza di una radicata attività imprenditoriale e di investimenti sui giovani. Pippo Scandurra nel suo intervento ha sottolineato l'incidenza della criminalità organizzata nell'imprenditoria e nel commercio. "Ci ritroviamo con tanti imprenditori che raggiunti i 50 anni si vedono costretti a cambiare tipologia di attività. Le statistiche siciliane sulla chiusura e il fallimento delle attività sono il simbolo di questa problematica". Scandurra commenta ancora "Molti imprenditori incontrano grosse difficoltà ad investire nel Mezzogiorno per la piaga del racket e per le procedure burocratiche eccessivamente lunghe. "Nel mezzogiorno - continua il presidente dell'Aciap - non c'è libertà d'impresa, anche se le estorsioni a piccole attività commerciali sono diminuite, è nato il businnes degli appalti e dei rifiuti".
Nino Alessi, segretario provinciale di IDV, ha sottolineato le "colpe" di una classe politica, quella messinese, che non si occupa del territorio e che permette ogni giorno "lo strupro di questa terra senza muovere un dito, lasciando che i giovani fuggano altrove".
Francantonio Genovese ha evidenziato il bisogno di provvedimenti seri e veri "Questa città offre ben poco anche perchè le persone più formate non vengono premiate per il loro merito - e continua il deputato del Pd - a Messina non riescono a germogliare occupazione e sviluppo, anzi, tutto quello che c'è viene smantellato". Genovese ha evidenziato poi quanto la concorrenza politica e professionale sia un fenomeno abbastanza diffuso in una città molto attenta "a chi emerge e a chi non deve emergere, una città che vive alla giornata, senza prospettive, con un'amministrazione che fatica a garantire il quotidiano e che non è per niente aiutata dall' "amico" Governo nazionale". Il deputato del Pd ha poi chiuso sostenendo la necessità, di una classe politica che sappia imporsi e che vada avanti con precise mete da raggiungere.
Guido Signorino, docente di economia dell'Università di Messina, si è inserito nel dibattito evidenziando la scarsa attrazione di risorse europee, causata soprattutto da una bassa qualità della gestione politica della città. "Non c'è valorizzazione delle risorse naturali, non ci sono investimenti sul turismo e scarseggiano anche piani di difesa e prevenzione per il territorio".
Il presidente di Confindustria Messina Ivo Blandina ha parlato di una città che non coglie le opportunità, che è carente di infrastrutture, che mette in fuga gli imprenditori e che non è capace di attrarre capitale sano. "Abbiamo detto no a un'azienda che voleva creare nel nostro territorio un impianto per il disassemblaggio e il riutilizzo di materiali informatici, abbiamo detto no al fotovoltaico, affossiamo l'Edipower invece di metterla in grado di abbassare i livelli di inquinamento ambientale, abbiamo detto no alla Palumbo".
A concludere gli interventi, Lillo Oceano, che è intervenuto a muso duro sulla tematica della speculazione edilizia "Sembra che adesso l'unica possibilità per Messina sia costruire appartamenti, non è così, la classe politica deve farsi carico della crescita di un territorio, attraverso opere che siano produttive, attraverso infrastrutture che servono davvero, non attraverso un ponte - e continua - viviamo in un paese che ci toglie i fondi fas e che non colpisce le rendite. Messina è una città senza prospettiva, dove si impastano assieme ferro e cemento senza un'utilità produttiva, ben venga il cemento - ha sottolineato Oceano - ma per produrre ricchezza non per deturpare e annichilire un territorio, Messina oggi ha soprattutto bisogno che la sua classe politica inizi a rivendicare tutto ciò che spetta al territorio"
Genovese aprire le porte della città non ai saccheggiatori, classe politica che non ha saputo imporsi, crisi e confusione oggi inparlamento, va avanti senza bussola. nel dibattitto ponte si ponte no, in questa città non arriva un euro per le opere infrastrutturali che srevono.
A metà dibattito l'intervento di un pensionato messinese che ha chiesto all'auditorio di intervistate la gente comune per conoscere i loro reali problemi: come arrivare alle prime tre settimane del mese con 1000 euro, pagando multe, tasse sui rifiuti ed energia elettrica. "Il vero pizzo - ha affermato il signore dalle retrovie - è quello che noi paghiamo al Comune e alla Serit".
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